Respirare tra le stelle: l'ingegneria del Life Support e i "polmoni" del Nodo 3
Da un groviglio di tubi alla trasformazione dell'acqua in orbita: come Dario Bertotto ha garantito la sopravvivenza degli astronauti sulla ISS.
Nel mosaico di storie che compongono il docufilm L'uomo delle stelle, la testimonianza dell'ingegner Dario Bertotto ci porta letteralmente nel cuore pulsante—e nei polmoni—della Stazione Spaziale Internazionale. Una collaborazione lunga oltre 15 anni al fianco di Walter Cugno, passata a domare la complessità del Life Support (il controllo ambientale) per garantire la vita a 400 km dalla Terra, tra sfide burocratiche internazionali e innovazioni tecnologiche senza precedenti.
Trasformare il respiro: la sfida del controllo ambientale
Quando la NASA cancellò il proprio modulo abitativo, il Nodo 3 costruito a Torino dovette essere riprogettato per diventare la "casa" degli astronauti. Bertotto si trovò a gestire l'integrazione di equipaggiamenti tanto complessi quanto vitali:
- Il ciclo dell'aria: Un impianto in grado di eliminare l'anidride carbonica e riciclarla in acqua e ossigeno.
- Il recupero estremo: Un sistema ingegneristico avanzato per trasformare l'urina in acqua potabile.
- La decontaminazione: La filtrazione continua dei veleni e dei contaminanti rilasciati dai materiali a bordo.
La vera sfida? Integrare tutto in uno spazio vitale ridottissimo. Il Nodo 3 viene descritto da Bertotto come un "groviglio di cavi, equipaggiamenti, tubi dell'aria, dell'acqua e del refrigerante". Un livello di complessità che portò l'azienda a innovare anche le tecniche di collaudo, imparando, ad esempio, i test di leakage (perdita) con l'elio da un esperto ingegnere di origine russa, molto più precisi dei classici test di pressione.
L'ombra del Columbia: trasformare la crisi in opportunità
Il 1° febbraio 2003, la notizia della tragedia dello Shuttle Columbia scosse profondamente il team, impaziente di consegnare i moduli Nodo 2 e Nodo 3. Durante le riunioni di staff del lunedì, la preoccupazione per lo slittamento dei programmi era palpabile. Tuttavia, Bertotto ricorda la totale fiducia riposta in Walter Cugno. La squadra sapeva che Cugno non si sarebbe lasciato sfuggire l'occasione di trasformare quello stop forzato in un'opportunità di miglioramento, negoziando con NASA ed ESA tempi abbordabili per perfezionare gli equipaggiamenti.
Il lancio unico e i test a Cape Canaveral
Quando la NASA annunciò la decisione di accorpare Nodo 3 e Cupola in un solo ultimo lancio dello Shuttle, Cugno presentò la notizia al team non come un problema, ma come una grande sfida. Abituato alle "sorprese" della gestione Cugno, Bertotto non si perse d'animo. La necessità di attaccare la Cupola al Nodo 3 richiese modifiche e verifiche cruciali sulle interfacce, offrendo a Bertotto l'opportunità di volare al Kennedy Space Center per testare l'insieme dei moduli direttamente a Cape Canaveral, prima del grande salto nel vuoto.
👉 [Avvia il player e guarda subito l'intervista integrale!]



